IRON BUTTERFLY : Evento musica progressiva il 16 Ottobre 2010

IRON BUTTERFLY

Evento musica progressiva

Le farfalle d'acciaio volano nel Giardino
LUGAGNANO. Travolgente esibizione degli Iron Butterfly con una versione di «In-a-gadda-da-vida» lunga ben 27 minuti. Il bassista Lee Dorman ha anche raccontato molti annedoti.

E alla fine ne rimase solo uno. Della formazione originaria degli Iron Butterfly, la rock band californiana anni Sessanta-Settanta famosa in tutto il mondo per il brano storico In-a-gadda-da-vida – al Giardino di Lugagnano, l'altra sera per l'ultima data italiana dei concerti europei 2010 – è rimasto in tour solamente il bassista Lee Dorman.
«Il batterista Ron Bushy (l'altro rimasto del quartetto originario, ndr) è stato operato da poco e i medici gli hanno sconsigliato di andare in tour», ha spiegato Dorman, berretto e maglietta con il disegno di una «farfalla d'acciaio». «Come sostituto, abbiamo chiamato Ray Weston, batterista della band inglese Wishbone Ash».
Che, a dire il vero, nell'assolo centrale del brano-simbolo dei Butterlfly, durato la bellezza di 27 minuti (sì, avete letto bene: ventisette minuti) ha dimostrato di avere una certa tecnica, ma non molta fantasia; cioè i tribalismi nella versione originale sono andati persi a favore della potenza.
Ma vedere nel 2010 gli Iron Butterlfy è qualcosa che va al di là della musica. Dal vivo è interessante ascoltare anche i racconti di Dorman, testimone di un'epoca irripetibile del rock e della cultura davvero alternativa.
«Ricordo che, verso la metà degli anni '60, prima che avessimo la possibilità di fare dischi e quindi diversi anni prima del successo di In-a-gadda... (il primo album rock che superò il milione di copie) suonavamo in posti come il Giardino, piccoli club dove tutti fumavano e non si vedeva oltre la seconda fila. Anche se non ti drogavi, uscivi comunque stonato, a fine serata».
Altri tempi: adesso i fumatori (di sigarette) rispettano, per legge, i non fumatori tanto da uscire dal Giardino per fumare. La qualità psichedelica della musica, invece, è rimasta inalterata.
Così propongono Stone believer, un mantra elettrico; In the time of our life, dedicata al loro amico che viveva con loro a Los Angeles e che morì giovane («Come state, voi, persone che siete passate all'altra vita? Avete trovato giustizia, nel vostro giorno del giudizio?»); una Easy rider (Let the wind pay the way), un brano «dedicato alle moto Harley Davidson – Dennis Hopper ci ha fatto un film e noi ci abbiamo fatto una canzone»), tutto nel ricordo «dell'estate dell'amore, quando pensavamo che la musica potesse cambiare il mondo e che potesse guidarci in un futuro migliore».
Più che precursori dell'heavy metal, come vengono ricordati in maniera erronea, sono sembrati dal vivo un buon gruppo garage con derive psichedeliche, una specie di Beatles californiani con il volume alle stelle (ascoltare per esempio Flowers and beads) o di Pink Floyd del primo periodo, quello allucinato di Syd Barrett, con due strumentisti efficaci come Charlie Marinkovich e Martin Gerschwitz.
Nella torrenziale In-a-gadda... rievocano un passaggio ormai consegnato alla storia della musica popolare, senza però mai ricorrere alla nostalgia, con una musica soffocante, lisergica e piena di frequenze stordenti.