LUIGI MAIERON TRIO:CONCERTO ANNULLATO PER MOTIVI ORGANIZZATIVI.: Evento Cantautorale il 19 Ottobre 2019

LUIGI MAIERON TRIO:CONCERTO ANNULLATO PER MOTIVI ORGANIZZATIVI.

Evento Cantautorale

È tornato Luigi Maieron. È tornato col suo passo da uomo della Carnia, con dodici canzoni nella sua bisaccia. È tornato col suo carico di storie di vita, e amore, e dolore, per dirci Non voglio quasi niente.
Un titolo semplice e ambizioso, una dichiarazione di intenti: perché in quel quasi sta tutta la differenza fra un uomo che si accontenta e uno che non rinuncia a lottare, per esistere davvero e non per sopravvivere.
È tornato Maieron, con dodici canzoni, di cui ben nove in italiano, come a voler ampliare il proprio pubblico e a sganciarsi, in parte, dal cliché dell`autore dialettale, per affrontare tematiche comuni a quanti camminano su questa crosta di terra.
La voce di Maieron fa rigirare il suo italiano come un ospite gradito, cogliendo il sussurro pudico di chi vuole raccontare confidenze, riassunto di tempi e persone (come canta ne Il cielo di casa mia, dagli ultimi versi sorprendentemente poetici), e regalandolo all`ascoltatore.
Chi ascolta, deve però fare silenzio dentro, per comprendere appieno il discorso condotto dall`artista, che affronta temi delicati e complessi, come la perdita, la nostalgia, il rapporto con la contemporaneità e con la politica, la fatica, la sconfitta, la lotta.
Maieron veste di suoni coinvolgenti le sue parole schiette, dirette, che corrono il rischio della retorica (come in Minoranze) e che non badano alla metrica, ma puntano alla sostanza, affidandosi a musicisti di valore, e spaziando nelle armonie con grande libertà. Nei brani, infatti, si alternano Umberto Trombetta Gandhi (batteria, percussioni, Fender, ma anche produzione), Mara Grion (violoncello), Rudy Fantin (Hammond), Stefano Natali (chitarra elettrica), Emiliano Visentini (basso elettrico), Sebastiano Zorza (fisarmonica), Giorgio Pacorig (piano e Fender), Nevio Zaninotto (sax soprano), Flavio Zanuttini (tromba). Si passa dunque dalle atmosfere western (o forse, vista l`origine di Maieron, si potrebbe dire eastern...) di Il bel viaç, in friulano, alla dolcezza dei suoni che animano i ricordi della già citata Il cielo di casa mia, o di Canzone per Icio, lo scomparso autista e amico di Mauro Corona (con cui Maieron sta collaborando e ha scritto la canzone che dà il titolo al lavoro), fino all`energia folk rock di La lenghe da cjere, sostenuta da una ritmica potente, o al crescendo emozionante di Grande dentro.
È tornato Maieron, e siamo tutti pronti ad ascoltare la sua voce, che esce dai piccoli villaggi del NordEst dell`Italia, per interpretare il nostro tempo, con umiltà e autorevolezza, perché, come canta in Che cosa ne faremo, "non siamo sempre soli, non siamo così soli".