GRAZIANO ROMANI BAND. "AUGUSTO" OMAGGIO ALLA VOCE DEI NOMADI.: Evento Rock il 06 Marzo 2021

GRAZIANO ROMANI BAND. "AUGUSTO" OMAGGIO ALLA VOCE DEI NOMADI.

Evento Rock

“Dalla piazza di Novellara fin dove arriverà la strada, se chiudi gli occhi è quasi America…”

Augusto - omaggio alla voce dei Nomadi, il ventiquattresimo album del cantautore Graziano Romani pubblicato tra band (The Rocking Chairs, Megajam 5) e una corposa carriera solista, inizia e si conclude con queste parole.

"Augusto cantaci di noi", composta da Romani a metà anni Novanta, poi inclusa nell'album 'Storie dalla Via Emilia' del 2001, il secondo disco solista in italiano dell'artista di Casalgrande (RE), era un personale, piccolo omaggio ad Augusto Daolio. Un altro passo verso questo album datato 2020, che si presenta oggi come un compiuto, importante e davvero sentito tributo a una delle voci più significative della musica d'autore e del rock Made in Italy.
La canzone, in una nuova versione, e in un remake acustico, incornicia le altre dodici composizioni scelte per "Augusto".

"Da ragazzino riuscii a vederli dal vivo, sul palco di qualche festa dell’Unità o di piazza, del mio paese e della mia provincia" - ricorda così i Nomadi Romani nelle note introduttive del disco - "e non posso evitare di pensare che quella passione, quella condivisione e che quelle emozioni sprigionate da quel grande palco, e quella musica abbiano positivamente contribuito a far crescere in me il desiderio di diventare io stesso un musicista".

Romani ha pescato nel repertorio dei Nomadi con grande amore verso gli anni Sessanta in cui è stato bambino e per quello scampolo di anni Settanta in cui iniziava a crescere in lui il desiderio di fare musica. Sappiamo come a Daolio sia sempre piaciuto interpretare e fare suoi i brani di altri, che si trattasse di Guccini o di artisti d’oltremanica e d’oltreoceano, che fosse Bob Dylan o Elton John, che fossero i Kinks, i Beach Boys o i Procol Harum.
Romani ha composto duecento canzoni ma non ha mai perso l'amore per le reinterpretazioni, nei suoi album e dal vivo. Questo disco gli è venuto in maniera più che naturale. Ed è rafforzato da quella passione per i Nomadi e per il pop internazionale che anche Daolio cantava con trasporto e generosità.

"Questo omaggio", sottolinea Romani, "è dedicato alla figura di Augusto non solo come cantante, ma guarda anche al poeta, all'artista, al pittore e al narratore per immagini". Augusto Daolio amava visceralmente l’arte, e quindi anche la nona arte ovvero il fumetto, una passione che ha visto Romani cimentarsi anche in interi album dedicati agli eroi del fumetto come Tex, Zagor e Diabolik. Concept che hanno impreziosito e diversificato la sua discografia.

Questo disco, che segue "A ruota libera/Freewheeling", approccia il repertorio dei Nomadi con rispetto e sincerità. Graziano, il ragazzo di Casalgrande che scrutava da lontano la band di Novellara e che nel farsi musicista è arrivato a registrare dischi in America con musicisti affermatissimi come Chris Spedding, Sonny Landreth, Robert Gordon, Elliott Murphy, Willie Nile e gli Uptown Horns (sezione fiati dei Rolling Stones), ha compiuto un viaggio all'interno della musica popolare italiana e, in parallelo, in quell'universo che, al pari di quello ascrivibile a Daolio, Guccini, Calabrese, Mogol, tutti nomi che hanno a che fare con la storia dei Nomadi qui cantata, lo ha influenzato. Perché tra "Canzone per un'amica" e "Gordon", pietre miliari del nostro pop cantautorale, vivono le vivacissime e acute trasposizioni nella nostra lingua di "Sixty Years On" di Elton John (che qui è "Ala Bianca"), di "Wichita Lineman" di Jimmy Webb ("L'auto corre lontano") e di "I want you" di Bob Dylan ("Ti voglio"). Echi del 'progressive' si odono quando il fido Max Marmiroli (con Romani dai tempi dei Rocking Chairs) posa il sassofono per dedicarsi al flauto, vibranti ballate ("Canzone per un'amica") rimandano al blue collar rock americano e hanno il linguaggio della storica band di Romani il cui sound era tutt'uno con la sua voce a tinte soul. Complesse sono le strutture che rimandano inevitabilmente agli anni Settanta e frizzanti gli accenni al beat dei Sessanta ("Ti voglio").

Questa mescolanza di suggestioni rende "Augusto" un progetto multiforme, forse il più vario della produzione di Romani, che un giorno lontano puntava il naso verso il palco dei Nomadi e rimaneva a bocca aperta quando Augusto Daolio cantava quelle canzoni di pace, forza, amore e resistenza che oggi ritornano a noi, attraversate dal tempo.